Translate
Site
Home
Page
LA VETRINA DI
ANNA MARIA GUARNIERI
Anna
Maria Guarnieri
Esposizioni
Opere
I
Critici d'Arte raccontano
Tecnica
di pittura
Ritratti
a olio
News
Guarnieri
Audio Video
Filmati
ELENCHI D'ARTE
Elenco
Pittori
Gallerie
d'Arte
Critici
d'Arte
Ditte
Belle Arti
Musei
d'Arte e Pinacoteche
Musei
Europa
Musei
USA e Canada
Spazi
Espositivi
Fiera
& Fiere Arte
Esposizioni
internazionali d'arte
ARTE & CULTURA
Arte
concetto e evoluzione
Storia
dell'Arte
Vota
le opere in concorso
Grandi
Pittori
Opere
Artisti Contemporanei
Notizie
Arte
Mostre
Pittura
Correnti
d'Arte
Città
d'Arte
Siti
Patrimonio Umanità
Glossario
d'Arte
Galleria
d'Arte Moderna
Archivio
storico mostre di pittura
Cataloghi
d'Arte on-line
Sondaggi
Arte
L'Arte
dell'illusione ottica
Arte e artisti in
video
Video ricerche
d'arte
PER ARTISTI PITTORI
Concorso
Pittura
Il
Pittore Fortunato
Calendario
degli Artisti
Catalogo
on-line
Top
Painters
Pittori
del mese
Le
tue pagine
Consigli
Gadget
Aumenta
i tuoi visitatori
Non
ho un sito web
Circuito
Eventi e Notizie d'Arte
Circuito
Ascolta Correnti d'Arte
Citazioni
d'Arte
PITTartBar
Link
Amici
PAGINE INTERATTIVE
Eventi
e Mostre Pittura
Annunci
Arte
Biografie
Artisti
Pittura
e artisti pittori in mostra
CommentArte
Recensioni
d'Arte
Calendario
d'Arte - CalendArte
Guestbook
PROPOSTE & INFO
Proponi
& Sostieni
Le
vostre domande - F.A.Q.
Informativa

ISCRIZIONI
Tutte
le iscrizioni
Pagine
per Iscritti
NON SOLO ARTE
Leggere
il giornale
Ascoltare
la Radio
TG
- Telegiornali
Feed RSS Arte e Notizie
|
NOTIZIE ARTE
Notizie d'arte dall'Italia e dal mondo. Articoli per
conoscere le problematiche e i percorsi dell'arte
Paganini
non ripete. Picasso nemmeno.
Paganini non ripete. Si racconta che questo detto abbia
avuto origine
nel 1818 al Teatro Carignano di Torino, quando un importante personaggio, dopo
aver assistito a un concerto del grande violinista e compositore genovese, fece
pregare il maestro di ripetere il brano. Paganini, che amava improvvisare quando
suonava, gli fece rispondere “Paganini non ripete”. Lui sicuramente no, ma molti
violinisti hanno dato e danno ancora oggi vita alle note che il maestro ha
trascritto 200 anni fa su carta. I simboli musicali sono una delle più alte
espressioni creative della mente e al tempo stesso una delle più misteriose, ma
una volta trascritti sono ripetibili. Ciò non accade per le opere d’arte, o
quanto meno per i dipinti. Anch’essi scaturiscono dalla creatività dell’artista,
ma sono unici e irripetibili, dello stesso artista ce ne potranno essere altri
migliori o peggiori, ma mai uguali. Quando Paganini componeva le sue opere non
poteva certo immaginare che i moderni compositori avrebbero potuto servirsi di
mezzi tecnologici per diffondere il frutto della loro creatività, né tantomeno
che dagli stessi mezzi tecnologici, sempre più sofisticati, avrebbero avuto la
necessità di tutelarsi. Lo stesso dicasi per gli scrittori. Fatti salvi i
manoscritti (sia di partiture musicali che di opere letterarie) che hanno un
valore in sé, il libro o il disco che rendono possibile la diffusione dell’idea
e della creatività del musicista o dello scrittore di per sé non hanno valore,
ma lo acquistano solo grazie all’opera dell’ingegno che contengono e grazie alla
sua riproducibilità. Vi è quindi una profonda differenza tra l’opera musicale e
letteraria che vivono grazie alla loro replicabilità e l’opera d’arte che si fa
pregio della sua (non replicabilità) unicità. Quante volte si sente dire: “Ho
comprato anch’io lo stesso disco”, “Ho comprato anch’io lo stesso libro”. Non
sentiremo però mai dire : “Ho comprato anch’io lo stesso quadro”, e se lo
sentiamo dire vuol dire che c’è qualcosa che non torna. Questa differenza non
può non avere conseguenze anche sul piano commerciale. Quando si vende un libro
o un disco non si cede l’idea che lo ha generato in quanto questa vive in ogni
esemplare in commercio; il dipinto viceversa si aliena nella sua totalità,
l’idea che lo ha ispirato si materializza in quell’opera e in quella sola e con
essa viene ceduta. Non si capisce inoltre come delle manifestazioni dell’ingegno
così diverse possano essere tutelate dal legislatore, in questo caso europeo,
nello stesso modo. Nel seminario sul mercato dell’arte che l’E.F.A. (European
Federation of Auctioneers) ha tenuto a Firenze il 27 giugno scorso e i cui atti
sono riportati in questo numero della Gazzetta delle Aste, si è discusso
dell’applicazione del Droit de Suite, in italiano: “diritto dell’autore di
un’opera d’arte sulle successive vendite dell’originale”. La definizione nella
nostra lingua sembra un po’ arrampicata sugli specchi, ed è certamente
preferibile, in quanto più elegante e sbrigativa, quella coniata anni addietro
dal legislatore francese. Anche perché il droit de suite va prevalentemente a
vantaggio degli eredi dei grandi artisti che sono tutelati in Francia, si citi
Picasso per tutti. Non è questa la sede per analizzare un problema così
articolato e per maggiori dettagli rimando alla esaustiva relazione, nelle
pagine seguenti, del Prof. Henrik Hanstein della casa d’aste Lempertz di
Colonia. Se il droit de suite entrerà in vigore anche in Italia sarà un
ulteriore limite per il nostro mercato, già attanagliato dai noti problemi
legati alla circolazione delle opere d’arte. Con ciò non ci si vuole allontanare
da un progetto europeo unitario, ma sottolineare che ci vengono prospettate, in
nome dell’Europa, nuove difficoltà senza che ci venga fatta intravedere la
possibilità di rimuovere le vecchie.
Articolo pubblicato sul n. 2 della Gazzetta delle
aste
Momenti fondamentali
Ci sono momenti in cui alla Storia dell’Arte vengono
affidati compiti fondamentali. Accadde così negli anni a cavallo fra Sette e
Ottocento, diciamo grosso modo in epoca neoclassica, allorquando la Storia
dell’Arte fu chiamata a definire il senso di un passato sintonizzato con gli
ideali della Rivoluzione Francese. Accadde così verso il 1870, allorquando la
rivoluzione politica e la rivoluzione impressionista permisero a Thorè-Burger di
identificare l’immenso precedente di Vermeer. Accadde così anche negli anni fra
le due guerre mondiali, in un clima che costrinse (userei proprio questa parola)
Roberto Longhi a scrivere “Arte Italiana e Arte Tedesca”. Quello che viviamo è
uno di questi passaggi. Nel momento in cui la globalizzazione della cultura è
evento non solo acquisito, ma foriero di imprevedibili, oggi forse incredibili,
ma probabilmente meravigliosi meticciamenti delle civiltà, ogni civiltà,
appunto, chiede di conoscere il senso e la ricchezza del proprio passato. E’
quanto ho cercato di esplorare nel mio recente libro “Le tre vie della Pittura”,
edito da Electa. In questo preciso istante, un uomo italiano e una donna cinese
stanno sposandosi, e nascerà un italo-cinesino. Sarà o non sarà nostro primo
dovere spiegargli che per parte di cromosomi paterni egli proviene dal museo
degli Uffizi, e per parte di cromosomi materni dal museo di Taipei, che
significa dall’immensa cultura di Pechino? E’ abbastanza esaltante, oltre che
infinitamente istruttivo, scoprire che la circolazione sanguigna della civiltà
figurativa occidentale (parliamo di quella, perché è la nostra civiltà) è
costituita, oggi come sempre, soprattutto dal collezionismo, dal mercato, dal
ruolo decisivo, talora anche scientificamente risolutivo, delle case d’asta. Gli
infiniti atti d’amore (di questo si tratta, infatti) che, giorno dopo giorno,
permettono alle opere d’arte di trovare nuove collocazioni presso collezionisti
che, attraverso di esse e dei valori di cui sono portatrici, ottengono, magari
inconsciamente, qualche risposta alla famigerata domanda “Chi siamo, da dove
veniamo, dove andiamo?”; gli infiniti atti d’amore e di curiosità di
collezionisti giovani, che alle aste comprano opere di artisti emergenti cinesi
o islamici; tutto questo è fondamento vitale della nostra civiltà, che proprio
nella libertà palesa la volontà non solo di capire le proprie radici, ma anche
di incontrare i frutti più alti delle altre culture. Il dialogo fra le civiltà,
infatti, non può partire che dai raggiungimenti più elevati delle medesime,
laddove la cultura si “sublima” nella creazione artistica. Ecco perché non credo
di sbagliare (ne ho esperienza diretta per le tre grandi mostre che ho
organizzato recentemente, “L’Anima e il Volto”, “Il Cinquecento Lombardo” e “Il
Gran Teatro del Mondo”) se dico che la disponibilità al prestito dei grandi
collezionisti intelligenti, e i grandi collezionisti sono sempre intelligenti,
si è fatta sempre più aperta e generosa. Hanno comprato molto spesso nelle aste
internazionali. E adesso ragionano così: “Convivo con quest’opera da anni;
quest’opera ha appagato il mio senso della Bellezza e mi ha aiutato a capire il
senso della mia vita, perché dovrei negare ad altri la possibilità di amarla a
loro volta? Amandola, comprendendola, saranno indotti a meditare sul senso della
nostra e della loro civiltà”. Ecco, questo è il circolo virtuoso che non solo
esiste (posso testimoniarlo, ripeto, e non credo di peccare di ottimismo), ma
che dovrà sempre più abbattere i lacci e i lacciuoli della burocrazia. La
libertà crea circolazione e mercato. Il mercato crea consapevolezza e cultura.
La cultura crea libertà. Come volevasi dimostrare.
Articolo di Flavio Caroli pubblicato sul n. 1 della
Gazzetta delle aste
Continua a leggere altri articoli >>>
|

|